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Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere: monopolio
sacramentale.
Monopolio sessual-spondal-coniugale.

Scartare, impedire, stroncare, vendere, irridere, inaridire la
vita per il piacere, lo sono, ma non li chiamo peccati, per non
essere deriso dall’uomo di oggi. Gli dobbiamo offrire una
lettura più avvincente, eseguita sui segni che oggi si fanno a
ripetizione continua. Una lettura non più fideata, ma visuata.
Davanti al piacere che elimina la vita insorge una richiesta:
in che rapporto stanno la vita e il piacere: nelle sue varie
forme: alimentare, drogale, sessuale. Quale dei due vale di
più? Questo lo si stabilisce dal confronto. Rapportiamoli:
1) Alla priorità: è la vita che precede, il piacere la segue.
2) Al contenuto: la vita è sostanziale, il piacere è accidentale.
3) Alla durata: la vita è permanente, il piacere è transeunte
(si esaurisce).
4) Alla destinazione: la vita è transitante (passa ad un
altro), il piacere è immanente (si ferma nell’individuo).
Composto il raffronto: la vita è sostanza prima, permanente
e transitante; il piacere è accidente secondo, transeunte
e immanente. Da qui una conclusione assolutamente logica:
la vita in assoluto vale immensamente più del piacere.
Solo che nella persona tale rapporto è invertito: il piacere
vale più della vita, al punto che non si dubita ad eliminare
la vita per il solo piacere. Così il piacere dell’alcool brucia
la vita, perché riesce a farsi valere più della vita. Il piacere
drogale distrugge la vita, perché riesce a farsi valere
più della vita. Il piacere sessuale elimina la vita, perché
riesce a farsi valere più della vita. Cosa c’è nella persona
che opera una tale inversione? Il piacere sensibile sta nei
sensi: l’alimentare nell’apparato digerente. Il drogale nel
sistema nervoso. Il sessuale negli organi genitali. Il piacere
è autonomo o dipendente? Nell’animale è autonomo: fa
tutto da solo e per istinto. Nella persona, no. Il piacere
dipende dall’intelligenza, sempre pronta a prestare il suo
servizio. L’intelligenza è una facoltà dello spirito umanato.
Quindi il piacere dipende dallo spirito umano. Il quale
non è solo, ma abitato inscindibilmente da uno spirito
divino. È lo spirito di amore sacrificale Paterno che ci è
dato da vivere al mio incominciare. Satana me lo ha egoisticizzato
imponendogli la forma dell’istinto. Dunque al
comando c’è l’istintività dell’amore egoisticale. È lui che
gestisce il piacere sensibile. E non è che gli dispiaccia una
simile direzione, dal momento che è tutto piacere: un piacere
divino. È il piacere dell’amore divino. Lo è in sé, ma
non da se stesso, perché la sua tensione è per la comunione.
Comunica col piacere spirituale (quello della mia glorificazione),
ma soprattutto con quello sensibile. È allora
che gode, godendo anche del piacere sensibile. Esercita
una calamitazione fortissima su tutti i piaceri, che pure
hanno sempre una loro limitatezza e finitezza e non riescono
a saziare la sua sete che ha dell’infinito. Per questa
sua insaziabilità, la sua brama si ingigantisce sempre di
più. Mangia e ha fame più di prima. Simbiosi perfetta tra
amore egoisticale e piacere sensibile e spirituale. L’amore
egoisticale ha un suo valore sommo (è divino) e lo passa
tranquillamente al piacere. Per il valore ricevuto dall’amore
egoisticale, il piacere si fa valere più della vita. Infatti
l’amore che dirige tutti i piaceri è divino, mentre la vita
scartata è solamente umana. L’amore egoisticale che
sopravvaluta il piacere e svaluta la vita, esercita sempre
un’azione mortifera: genera la morte.
Mentre il piacere sensibile regolato dall’amore sacrificale
genera e alimenta la vita, il medesimo piacere sensibile
regolato dall’amore egoisticale genera esclusivamente la
morte della vita. Lo fa l’alcool, lo fa la droga, lo fa il sessuare
per il solo piacere. Siamo davanti a un segno profeticale
di stampo Paterno. Il piacere che genera la morte è
lì per dirti che l’amore egoisticale è la morte dell’amore
Paterno. A conclusione: il piacere sensibile di fatto vale
più della vita. È l’amore egoisticale che lo fa valere più
della vita, perché tutto lo informa, lo anima e lo dirige. È
un amore che può generare la morte della vita, perché in
se stesso è fatto di morte viva che genera la morte.

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Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolio sacramentale: monopolio sessual-sponsalconiugale.

La sessuale è autorità vera. Ognuno ne ha il potere. Un potere
sessuale che non agisce da solo, ma permane sotto la direzione
di quell’amore divino Paterno, che Satana ci ha egoisticizzato.
Cosa fa fare alla coppia umana nella sua prima fase:
*) La formativa: la coppia si va formando. È il fidanzamento.
La coppia si forma con incontri periodici. Dagli
incontri attinge la conoscenza reciproca. Gli incontri
devono fornire quelle certezze che l’amore egoisticale
esige per la sua conduzione egoisticale del campo sessuale.
Sviluppa una serie di accertamenti. È l’uomo ad essere
più impegnato in queste ricerche. Vuole accertare:
1) Le conoscenze sessuali della donna: cosa sa la donna del
funzionamento dell’attività sessuale. Qual è la sua abilità
e destrezza in quel campo tanto personale, quanto riservato.
Incontrata una donna che non sappia ancora rendersi
conto delle conoscenze del sessuare con l’uomo, scoppia
forte la tentazione di approfittarne liberamente e sfrenatamente.
Un gesto inqualificabile, vile e vergognoso.
2) Vuole accertare le sue esperienze sessuali: i suoi precedenti,
i sui comportamenti, i suoi eventuali legami, le
sue avventure sessuali, per lanciarsi con sicurezza sulla
via della appropriazione totale.
3) Vuole accertare la sua disponibilità alla ludicità sessuale:
se è disposta ad avviare un gioco divertente assai, se
tutti vi si dedicano appassionatamente. È il gioco sessuale.
Sono i giochi erotici. Parola tecnica: flirtare. Il
gioco sessuale prende forme svariatissime, riducibili a
queste: una serie di complimenti dolciastri ricolti
all’aspetto fisico, più raramente alla dotazione spirituale.
Gli accostamenti carezzevoli, che partono dalla esteriorità
e si inoltrano nell’intimità.
Le aperture possessive miranti alla appropriazione corporea.
Di fronte a eventuali resistenze, il gioco si trasforma in richiesta
comprovante la sussistenza del legame affettivo. Se mi
vuoi bene. La donna, sempre ossessionata dalla paura di essere
lasciata, cede facilmente alle richieste erotiche, convinta
com’è che la stessa insorgenza di un figlio, non può che fare
da nodo che legherà sicuramente l’uomo alla donna. Si ha così
la ragazza madre, che avrà tutto il tempo per assaporare l’amarezza
del suo inganno. Ma oggi questi casi si vanno rarefando
per l’apporto generoso dell’industria farmaceutica, che fa
pronto il preservativo. Con questo si va sicuri che non insorgeranno
fastidiose complicazioni per il libero sessuare. Così si
pensa, ma non lo è affatto; non si può impunemente sfidare
l’ordine naturale delle cose disposto da Dio. L’esperienza del
sessuare liberamente non è la sola esperienza sollecitata dall’amore
egoisticale. A una seconda va sospingendo: l’esperienza
del vivere insieme. Così il libero sessuare risulta più
facile e meno osservato. Inoltre si possono misurare le capacità
egoisticali a convivere in un possibile futuro. Se l’egoistici-
tà riesce bene a fondersi si procede; se invece manifesta la sua
rigidità, allora senza disturbare alcuno si scioglie la convivenza
e si avvia il sessuare con altri. Regista di tutto questo è
l’amore egoisticale, che non fa maturare la coppia, ma la avvia
al macero. Eppure la conoscenza tra fidanzati è di necessità
assoluta. Ma quale conoscenza? La conoscenza della sacrificalità
sessuale, che la si attinge unicamente da un fidanzamento
casto. Incontrarsi, senza prendersi. Guardarsi, senza bramarsi
appieno. Sostare in se stessi, senza estasiarsi dell’altro.
La persona casta fornisce il massimo della certezza possibile.
1) Sa del sesso e sa bene.
2) Non vanta alcuna esperienza sessuale.
3) Non concede alcun gioco erotico.
4) Non teme di essere lasciata
5) Non sogna alcuna convivenza.
Da un fidanzamento casto si hanno garanzie di fedeltà e
fecondità famigliare. Questo non è utopia di sogno irreale. Il
modello l’ha composto lo Pneuma: Maria e Giuseppe fidanzati
casti. Nulla manca allo Pneuma per avviare alla Chiesa di
domani una consolante riproduzione di quel modello sublime.

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Monopolio sacramentale.
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Il potere sessuale che sospinge all’accoppiamento e conduce
allo sponsamento, costituisce l’autorità sponsale,
unica nel suo genere. L’accoppiamento percorre due fasi:
1) La fase formativa: giunta alla sua maturazione, passa
alla seconda fase:
2) La fase celebrativa: si celebra lo sposalizio o matrimonio.
Il verbo ‘celebrare’ lo si usa in tutti i campi, ma soprattutto
nel religioso: celebrare la Messa, celebrare il
Matrimonio. Celebrazione: è l’esaltazione (portare in alto
per offrirlo alla attenzione e all’ammirazione) pubblica e
solenne di una realtà. Celebrare un Matrimonio: è esaltare
quella cosa, che la coppia è pronta a congiungere pubblicamente
e solennemente. Vengono facilmente individuate
nel Matrimonio le sue tre componenti:
1) L’oggetto da esaltare
2) La reciproca sua congiunzione da effettuare
3) La pubblicità e la solennità da assegnare.
Vediamole singolarmente:
*) L’oggetto da esaltare: che cos’è? È il reciproco amore.
Ma quale amore? Ce n’è uno che è presente in tutti.
È quel raggio di amore Paterno, che espropriato si cede da
vivere al sacrificale, a ogni essere umano al suo incominciare.
Satana l’ha bloccato su di noi, facendone amore
egoisticale. Ogni coppia ne è satura.
Sicuramente presente e operante in un matrimonio civile;
ma può essere pacificamente presente e operante pure nel
matrimonio religioso.
Può però sopraggiungere un amore sacrificale nuovo. È
quello del Figlio umanato, che si è fatto irradiabile col suo
sacrificale crociale. Il raggio di amore sacrificale Figliale
viaggia col veicolo della Parola che il fideato ha fatto carica
di verità (Parola Veritata), mentre il visualizzato lo fa
carico di spirito (Parola Spiritata). Ascoltata, creduta, se
ne recepisce il suo carico, del quale ci si fa tanto convinti
da comporre una coscienza sacrificale.
La coscienza sacrificale col suo accumulo diventa un faro
tanto luminoso da abbagliare qualsiasi sentire che dà
l’amore egoisticale raggiunto da diversissimi tocchi e da
sciogliermi la morte trasformandola in vita.
Come chiamare una persona nella quale tutto questo è
avvenuto? La devo chiamare: un cristiano.
Uno che segue Gesù vivendo del suo amore sacrificale. E
quando cristiano non è solo l’uomo, ma pure la donna che
si è accoppiata con lui, allora abbiamo due sposi cristiani,
e il loro matrimonio si qualifica come cristiano.
A che cosa li dispone? A fare quello che fa il Padre in ogni
umana creatura: ama lasciarsi sacrificare.
Ma questa è una novità che non tutti sono pronti a recepire
e a scorgerla in se stessi.
Allora andiamo dal Figlio, che ci ha sensibilmente mostrato
quello che l’amore sacrificale dispone a fare.
Quell’amore gli ha fatto amare il lasciarsi sacrificare. Vi è
arrivato espropriandosi liberamente, per cedersi, per mano
amica, alla sua Chiesa ebraica ladra e assassina, come da
Lui descritta nella parabola dei vignaioli perfidi.
In mano sua si è lasciato trascinare a una distruzione totale,
pubblica e ufficiale.
L’ha guidato la perfetta devozione al Padre suo, che nella
generazione temporale gli si era dato da vivere in forma
personale di Figlio; l’ha sostenuto quello stupendo e
potentissimo amore sacrificale.
Ma chi sono i due sposi che sono pronti a lasciarsi sacrificare?
Sono coloro che hanno vissuto castamente il loro
fidanzamento, sviluppando un sacrificale attivo, tale da
disporre fortemente a vivere il sacrificale passivo: lo sponsale.
Una equazione allora si impone: matrimonio cristiano
è solo matrimonio sacrificale. Diverso è il pagano.

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Dalla fase formativa, la coppia passa alla celebrativa. È
esaltazione pubblica e solenne. Di che cosa? Le componenti
della celebrazione:
a) La cosa da esaltare: l’amore benefical-sacrificale.
Con questo amore ci si vuole bene fino a lasciarsi
sacrificare. Alla celebrazione ognuno giunge col suo
carico di amore. Occorre passare alla seconda componente:
b) La congiunzione da effettuare. Perché la congiunzione?
Perché l’amore sacrificale è strettamente personale.
Il possesso personale del raggio divino viene
stabilito da un passaggio di proprietà. Il raggio di
amore, sia Paterno che Figliale, espropriandosi
passa in proprietà della creatura e gli si dà da vivere
al sacrificale. Così il raggio risulta mio, solo mio,
non di altri, e solamente io ne posso vivere. Neppure
lo posso cedere ad altri: incedibile e intransitivo.
Data questa proprietà personale, è necessaria la congiunzione
effettuata da ambedue.
Che azione è quella che congiunge? Con una azione destinativa.
Tutto l’amore benefical-sacrificale che si è
coscienziato, lo si mette a totale disposizione dell’altro,
per sempre: ti amo fino a lasciarmi sacrificare.
Nasce così l’unione matrimoniale che immette in uno
stato di unità.
L’amore beneficale può realizzare l’unità matrimoniale.
Ma per garantire l’indissolubilità, quale Dio l’ha voluta,
occorre assolutamente l’amore sacrificale.
Allora si ha un solo matrimonio, e che non si scioglie mai
più se non con la morte.
La congiunzione indissolubile a chi la si deve attribuire?
Alla coppia o a Dio? Perché Gesù nel Vangelo sembra che
la attribuisca solo a Dio.
Sicuramente la congiunzione è un libero atto umano: ‘Io
prendo te come mia sposa... come mio sposo’. Ma cosa
impiega la coppia per effettuare la sua congiunzione?
Impiega l’amore sacrificale che Dio ha messo a sua disposizione,
dandosi da vivere al sacrificale.
È dunque Dio che congiunge: ‘L’uomo dunque non separi
quello che Dio ha congiunto’. Importante pure sapere
quale forma può assumere la congiunzione matrimoniale.
Esistono due forme di unione: la concezionale e la comunionale
interpersonale.
1) La forma concezionale: è la più perfetta, perché se ne
ha una unione inscindibile. Cosa avviene nella concezione
umana? Avviene che l’elemento maschile si
fonde con quello femminile. Sboccia così un essere
umano in cui i due elementi non si possono più sciogliere.
I due elementi vanno in unità irreversibile: è
l’unità del nuovo essere. Identica cosa avviene nella
concezione divina Paterna.
Al mio incominciare, un raggio divino di amore
Paterno, espropriato mi si è ceduto da vivere al sacrificale,
con una concezione battesimale cresimata inconscia.
Sia che io ne viva sacrificalmente, sia che io ne
viva egoisticamente, l’unità posta in essere si trasferisce
nel fare, per confluire nel diventare.
Diventeremo comunione di vita o comunione di morte
eternali. Quello che il Padre vuole, lo Pneuma lo fa essere.
Anche il Figlio da sempre ambisce a questa unione
concezionale. Ma nei primi 20 secoli di Chiesa cristiana
ha potuto realizzare solamente una unità morale o accidentale,
mediante l’influsso morale effettuato sulla mente
e sull’azione umana. Per il Figlio questa è un’ora tragica.
Quell’unione che ha realizzato con le fede operosa, si va
sgretolando, perché la Chiesa si va sfideando e smoralizzando.
Ma è giunta l’ora, ed è questa, nella quale mediante
il Visuato Paterno, anche il Figlio da esso visualizzato,
potrà avviare con i suoi una unità concezionale.
2) Alla coppia è consentita solo una unità comunionale.
Non è consentita la concezionale. Non si danno sposi
pneumaticamente siamesi. I fratelli siamesi vengono a
formarsi nel grembo materno così congiunti, da non
potersi separare, se non con un delicatissimo intervento
chirurgico. Gli sposi si uniscono sono con una comunione
morale. Reciprocamente si mettono a disposizione
la carica di amore sacrificale coscienziato. Non è
sicuramente somma e non è uguale. Inoltre ognuno
continua a essere insidiato dalla continua emissione di
gas egoisticali presenti e operanti istintivamente. Per
non vedersi ridurre magari all’estremo l’amore accumulato,
occorre provvedere celermente alla sua alimentazione.
I mezzi a disposizione: manducazione del suo
sacrificale crociale (corpo dissanguato). La digestione
della Parola spiritata al sacrificale. La Medicazione
volta a guidare alla applicazione pratica del sacrificale.
Senza l’uso di mezzi efficaci lo stesso matrimonio cristiano
partito bene finisce male, come il matrimonio
pagano che male inizia, peggio si conchiude.

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La terza componente della celebrazione matrimoniale cristiana:
Pubblicità e solennità da assegnare. Basilare è
l’amore sacrificale. Completiva: è la sua congiunzione.
Integrativa è la sua pubblica solennità. Mancherebbe qualcosa
di importante se fosse assente la solennità pubblica.
1) La pubblicità: punta a diffondere la conoscenza di un
atto incisivo assai. Non è un atto solo privato, ma un atto
che influisce socialmente. È una nuova famiglia che si
forma; la sua collocazione è accannto ad altre preesistenti.
Una nuova sorgente di vita umana. Rapporti nuovi di
parentela. Ma per il matrimonio cristiano ancor più forte
è l’influenza religiosa. Gli sposi cristiani recano alla
comunità e notizia e impegno di una coppia che si
dichiara pubblicamente votata alla sacrificalità dell’amore.
Ma se l’unione fosse veramente sacrificale, non so se
nel mondo in cui viviamo, otterrebbe tanta pubblicità
quanta ne ottiene l’amore egoisticale.
2) La solennità: parte integrante della celebrazione cristiana.
C’è una solennità solo significata ed è quella che
viene legata alla serie del grande ornato: giardino floreale,
tappeti accoglienti per il passaggio degli sposi, i
drappeggi che fanno palpitare di esultanza. C’è una
solennità animata dai partecipanti, che deposto il mutismo
quotidiano, si lanciano sulla via della festosità,
delle acclamazioni e dei rumorosi battimani.
Pubblicità e solennità per l’unione sacrificale donde traggono
la loro movenza? Non sono solo applicazione al
sacrificale di uno sfoggio egoisticale, ma la loro origine è
di sapore divino Figliale. La celebrazione del sacrificale è
di origine divina Figliale. Gesù infatti ha celebrato un
qualcosa di grande. Che cosa? Veramente la gente ha tentato
di fare una sua celebrazione con una scelta egoisticale.
S’è messa a celebrare quanto di portentoso Lui faceva.
Gesù risana da ogni malattia. Risuscita dalla morte. Nutre
di pani e di pesci una moltitudine. Gesù previene quelle
celebrazioni popolari egoisticali.
Comanda al lebbroso guarito di non dire nulla a nessuno,
ma di recarsi dal sacerdote e di fare l’offerta prescritta da
Mosè. Gesù svuota ogni tentativo celebrativo popolare.
Per celebrare il miracolo alimentare, la gente si muove
per acclamarlo re. Ma Gesù inavvertitamente se ne va. Il
giorno dopo viene ripescato a Cafarnao e coglie l’occasione
per bocciare anche verbalmente il conato celebrativo.
‘Voi mi cercate, non perché avete visto (un segno parlante),
ma perché avete mangiato e vi siete saziati.
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per
la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà’. Una sola
sua celebrazione Lui ha voluto e ha disposto. Quale? Ha
dato ordine per una sua cavalcatura d’asino. Ai suoi il
compito di diffondere la notizia della sua celebrazione
solenne, cui la folla accorsa da ogni parte per le celebrazioni
pasquali risponde con un entusiasmo festante agitando
processionalmente rami di ulivo e di palma e stendendo
i suoi mantelli lungo il percorso trionfale. La gente ha
inteso celebrare l’ingresso di Gesù nella capitale come
segnale della grande riscossa popolare contro la dominazione
pagana dei Romani.
Gesù intendeva ben altro. Ha voluto celebrare il suo
ingresso nel suo sacrificale. Entra nella sua ora portando
con sé lo sposalizio umano per dargli la benedizione sacrificale.
Ma vediamo quando e come ha fatto questo. Ha
sfruttato la presenza, su invito, a una celebrazione nuziale.
Siamo a Cana di Galilea. La mancanza di vino muove
la Madre a fare pressione sul Figlio.
Gesù non benedice quel matrimonio, né con la sua presenza,
né con la sua azione miracolosa, ma la aggancia a un
miracolo (acqua in vino) cui assegna l’annuncio di quell’altro,
assai simile, che compirà per comporre il sacrificale
eucaristico (vino in sangue).
Col suo sacrificale crociale si unisce alla sua Chiesa, su
affidamento Paterno, per quella irradiabilità ed ecclesialità
che vi consegue. Lo sposalizio ecclesiale (anche la
Chiesa la si chiama la Sposa di Cristo) e lo sposalizio coppiale
nascono insieme dal sacrificale: due gemelli sacrificali.
Gesù entra solennemente e pubblicamente nel suo
sacrificale sponsale.
Ma c’è nella Chiesa cristiana il sacrificale sponsante?

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La sponsale che autorità è? V’è la giusta e v’è la sbagliata.
Gesù stesso ha dato il via alla giusta: ed è la cristiana.
Non tanto comandata ed imposta, ma resa possibile e proposta.
In che modo? Facendosi irradiabile nel suo spirito
di amore sacrificale mediante il sacrificale crociale.
L’irradiato si fa cristiano: ‘Colui che segue Gesù, vivendo
di quell’amore sacrificale che gli si è dato da vivere’.
Come Gesù col suo sacrificale crociale sposa la sua
Chiesa, così la coppia cristiana si unisce congiungendo il
suo amore sacrificale. Gesù lo ha reso possibile, ma di
fatto con che amore si uniscono i sedicenti cristiani, quelli
che si dicono tali solo in base al Battesimo infantile?
Normalmente tali cristiani si uniscono congiungendo
l’amore egoisticale.
1) È questo che regola la fase formativa: l’avvio all’accoppiamento
non è dato da libera scelta, ma viene esigito
dal maggior fascino che viene esercitato. Il percorso
lo si fa coltivando l’armonia egoisticale per la quale
si vanno cogliendo i singoli gusti egoisticali per soddisfarli
prontamente e generosamente. Ma la prova più
sicura del volersi bene è l’estasi sessuale prematrimoniale
e se ne fa assoluta richiesta. Nella fase formativa
non possiamo negare la presenza di una capacità sacrificale
eccezionale, che ha la sua unica spiegazione in
quel forte legame egoisticale, che ad ogni costo non
vuole accettare una eventuale perdita.
2) E qual è la celebrazione? Nota dominante è la sfarzosità
e la mondanità egoisticali.
Il tutto si colloca nella cornice religiosa: ci si sposa non in
Comune, ma in Chiesa. Per ora non c’è ambientazione
migliore, ma se per caso una mente eccentrica ne avesse a
escogitare una migliore, i sedicenti cristiani sarebbero i
primi ad optare per essa. Siamo davanti a una autentica
unione egoisticale.
a) Che unione è? Vera o falsa? È vera! Infatti si congiungono
due amori divini Paterni, anche se Satana
li ha egoisticizzati. Vera unione e la civile e la religiosa.
È proprio dell’amore egoisticale unire due
persone in comunione pure accidentale: due amici
fanno comunione, pure i genitori e i figli, come pure
due sposi.
b) Ed è anche Sacramento? Occorre un profondo
esame che parte dalla definizione di Sacramento. È
un segno sensibile, sicuramente profeticale e quindi
parlante. È anche un segno producente?
Se mi allineo al Concilio di Trento (1545-1563) dovrei
dire che è un segno sensibile efficace della grazia. E che
grazia sarebbe quella che elargisce il sacramento del
Matrimonio? È sicuramente la grazia dell’amore sacrificale.
Grazia non è tanto la congiunzione, ma l’amore che
viene congiunto. Ma può il Sacramento elargire la grazia
dell’amore sacrificale in una breve sua celebrazione?
Vediamo. L’amore sacrificale va composto in coscienza:
che è conoscenza convinta che riesce ad accaparrarsi la
volontà. La conoscenza la attingo dalla Parola che mi si
offre. Quale la conoscenza essenziale? Eccola:
1) Il Padre è amore sacrificale. Sacrificalmente, per espropriazione
cedente, genera il Figlio nell’eterno e nel tempo.
2) Il Figlio viene in Gesù a fare il Figlio, vivendo di quell’amore
sacrificale Paterno che gli si è dato da vivere in
forma personale di Figlio.
3) Col suo sacrificale crociale consegue la sua metamorfosi
per la quale il suo Spirito si fa irradiabile e ecclesiabile.
4) La Parola divina è il mezzo di trasporto usato dallo
Pneuma che lo compone in coscienza sacrificale, ve lo
concepisce con una concezione battesimale conscia.
Percorso lungo e laborioso quello che porta al possesso
dell’amore sacrificale. Sarebbe una via magica quella in
cui l’amore sacrificale venisse avvalorato dal sacramento.
Una via che non esiste. Ma allora non dà nulla il sacramento?
Nella normale età sponsale la coscienza sacrificale è
sicuramente in fase accrescitiva non solo singolarmente,
ma in abbinamento e quindi percettiva, inoltre entra nella
fase applicativa. Sicuramente il sacramento imprime una
accelerazione e alla sua crescita e alla sua applicazione.
Tutto questo lo si può chiamare la grazia del sacramento o
grazia sacramentale. Ma questo non avviene quando ci si
unisce con l’amore egoisticale. Si può affermare:
a) Il sacramento sacrificale è dativo di grazia sacramentale
e manifestativo di grazia sacrificale.
b) Il sacramento egoisticale è solo manifestativo di
amore egoisticale tanto in civile quanto in religioso.
Si può allora domandare ai matrimoniati cristiani, che
troppo spesso violentano l’unione interrompendola con la
separazione e stracciandola col divorzio: che matrimonio
è stato il vostro? Cristiano o pagano? Fatto con amore
sacrificale o con amore egoisticale? La risposta è una sola:
con l’amore sacrificale, il sacrificato e la sacrificata permane
fedele all’amore. Con l’amore egoisticale presto o
tardi ci si butta via. Questa è l’ora della verità: i matrimoni
egoisticali pure religiosi, oggigiorno manifestano la
loro inconsistenza.

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Monopolio sessual-sponsal-coniugale.

Autorità sponsale giusta è la cristiana. Vissuto concordemente
l’amore sacrificale nella fase formativa, ci si unisce
congiungendo il duplice amore. Ma di fatto anche i cristiani
si uniscono congiungendo l’amore egoisticale. Unione
vera, anche se sbagliata. Sacramento vero: non dativo né
manifestativo di amore sacrificale, ma solo manifestativo
di amore egoisticale. Quello che si fa nella fase formativa,
lo si prosegue nella fase sponsale.
1) Nella formativa vige una regola egoisticale: costruire,
sviluppare e conservare solidamente una armonia
fidanzale egoisticale. La si ottiene con uno sforzo
gigantesco per piacersi sempre, in tutto e dappertutto
(con ogni mezzo), in tutti i modi.
2) La regola prosegue nella fase sponsale e impegna fortemente
ambedue gli sposi.
*) Impegna l’uomo: è da lui che parte l’iniziativa.
1) Sa che alla donna piace regnare: la chiamano la regina
della casa. Non c’è che approntare una sconvolgente
reggia satura di ogni conforto e perfetta nella sua funzionalità,
senza trascurare l’aggiornamento dei nuovi
stili abitativi.
2) Sa che alla donna piace pavoneggiare: è il suo piacerale
del vestire, lussuoso e sgargiante.
3) Sa che alla donna piace brillare: ed eccolo pronto a
indorarla con anelli, con bracciali d’oro, con collane
fluenti, con diamanti sfavillanti.
4) Sa che la donna ama le comparse: il piacerale dello
sfoggiare complimentato; sempre la accompagna nei
ritrovi mondani, nei luoghi di svariati e allettanti divertimenti:
i viaggi, le crociere, le vacanze svariatissime,
animate da novità sempre più attraenti.
**) Impegna la donna: lei conosce bene il piacerale virile.
1) Sa che l’uomo ama la tavola sontuosa: è il piacerale del
mangiare e del bere, e si fa specializzata nell’arte culinaria.
2) Sa che l’uomo ama amicare: accoglienza festosa, corteggiamento
raffinato, servizio impeccabile a lui riservato.
3) Sa che l’uomo ama carrierare: e la donna si sprofonda
in ammirazione, lodi e complimenti.
Si costruisce così l’armonia sponsale egoisticale. Due
sono le estasi che la alimentano:
1) L’estasi sessuale sponsale: non ci si oppone mai, ma si
consente supinamente anche quando si va a frugare
fino in fondo per sfruttare il residuato del potenziale
sessuale femmineo e procurarsi un’estasi che ha il suo
rinnovo continuo.
2) L’estasi morale: intesa gioiosa e perfetta in tutti i settori
del piacerale della vita. Un piacerale questo che non
ama lesinare nell’impiego di enormi capitali, senza
molti riguardi all’economia famigliare.
Le due estasi fanno convinta la coppia che questa è la via
giusta e sicura per dare stabilità all’unione sponsale.
Desideri soddisfatti, anzi prevenuti e suscitati. Ma questo
non è mai estinto, né mai sarà. È la via maestra che conduce
inesorabilmente e irrimediabilmente alla spaccatura
e alla frantumazione dell’unità sponsale. Infatti la carica
sessuale si esaurisce, non solo per l’avanzare degli anni,
ma se ne accelera il suo esaurimento proprio con lo sfruttamento
intensivo.
L’estasi morale poi fa scoppiare problemi così pesanti e
scoperte così amareggianti da accelerare il suo crollo. Le
scoperte più amare si fanno nel campo della astuzia dei
compromessi e degli infingimenti.
Una armonia composta con l’impiego della morte dell’amore
(amore egoisticale) non può che dare frutti amari
e velenosi. Via che conduce inesorabilmente alla separazione
e al divorzio.
Dobbiamo dire che ai nostri giorni il Padre prende di mira
proprio la comunione egoisticale in tutte le sue forme.
Gesù stesso aveva ammonito i suoi discepoli a non coltivare
la comunione egoisticale con alcuno. ‘Chi ama il
padre, la madre più di me, non è degno di me. Chi non
odia la moglie, il marito non può essere mio discepolo’.
Ma le varie forme di comunione egoisticale hanno potuto
svilupparsi, affermarsi e solidificarsi. In un ambiente
famigliare chiuso, ambiente famigliare che non solo si è
aperto, ma si è spalancato. Ai nostri giorni la prima a saltare
è la comunione figliale: i figli molto presto bruciano
quella comunione e si pongono come i sacrificatori dei
genitori, che non capiscono la loro funzione voluta dal
Padre: far vacillare e crollare la comunione genitoriale.
Alla donna di oggi, lo stesso Padre assegna il compito di
minare e far saltare la comunione sponsale. È giunta l’ora
della messa allo scoperto di una egoisticale comunione
creaturale, che trasforma in comunione di morte quella
creatorale. Segni profeticali composti dal Padre, per
volontà sua di accettazione sacrificale e inviati ai cultori
della comunione egoisticale, perché riconoscenti, ne
accettino almeno la frantumazione modo divino: con
devoto, silenzioso amore sacrificale.