550

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolio sacramentale. Monopolio sessual-sponsalconiugale.

Sesto modo di eliminazione della vita: ‘La vita viene inaridita’.
Viene messa fuori uso. Contemporaneamente
viene messo fuori uso pure il piacere sessuale che si
accompagna alla effusione e alla recezione della vita. La
vita inaridita comporta l’eliminazione dell’attività sessuale.
Nessuno lo fa di sua iniziativa, geloso com’è del suo
potere sessuale quando e come vuole. Varie sono le cause
che possono eliminare l’attività sessuale. Sono tre, le stesse
che Gesù ha elencato nel Vangelo. Due sono cause
esterne alla persona, la terza invece è interiore alla persona
stessa. Parliamo di vita inaridita, ma comunemente la si
chiama: vita sterilizzata. Pone l’essere in uno stato di sterilità.
L’intervento che lo produce, si chiama sterilizzazione,
raramente: castrazione. ‘Eunuchi’ sono chiamati dal
Vangelo. Ecco la prima causa:
*) Sterilità naturale o congenita: si accompagna alla concezione
umana. Sono gli eunuchi che sono tali dal seno
materno. Alcune riflessioni:
a) A che cosa o a chi si deve? Noi l’abbiamo attribuita alla
natura: è uno dei falli o sbagli o errori della natura. Alla
natura attribuiamo quella sterilità e la natura per noi è una
cosa. Ma pure la natura è figlia di Dio a modo suo, non a
modo nostro. Per cui viene chiamato in causa il Creatore
stesso. Può essere un suo errore, dovuto a sbadataggine o
disattenzione o alla sua fallibilità o a sua imperizia? Può
Dio sbagliare come noi sbagliamo e in molte cose? Un
Dio che commette errori macroscopici nella sua attività
creatrice non meriterebbe alcuna fiducia. Ma Dio non
sbaglia mai. Non sbaglia nella sua attività cosmica, come
non sbaglia in quella genetica. A Lui si deve la sterilità
naturale. E per quale volontà? Per volontà di immissione
accuratamente programmata. E come classificarla? È un
autentico sacrificale sessuale assegnato positivamente da
Dio, per farne un sicuro segno profeticale. Lo ascolteremo
in ciò che ci vuole dire.
b) La sterilità naturale come la si è sentita nel passato remoto?
Siamo a conoscenza del sentire biblico: erroneo sentire
fatto passare per la parola di Dio. Dio chiamando
Abramo gli assicura una discendenza numerosissima,
espressa con una iperbole: ‘sarà più numerosa delle stelle
del cielo e della sabbia che è in riva al mare’. Una
simile promessa postula una fecondità eccezionale al
punto che la fecondità diventa segno della benedizione
divina, mentre la sterilità diventa segno della maledizione
divina. La Chiesa ebraica si è allineata concretamente
alla maledizione divina, riservando ai genitori sterili un
trattamento spregiativo, come fu riservato ai genitori di
Maria, erroneamente ritenuti sterili. La pseudo promessa
abramitica ha indotto una mentalità che a dir poco è
infantile, a dir tutto è mostruosa per le conseguenze per25
sonali e sociali. Gli sterili vivevano sotto il peso di una
maledizione divina, mentre la società religiosa li bollava
col marchio del disprezzo.
c) Oggi come la si sente?
1) Chi la porta: con la sterilità la donna, che anella alla
funzione materna, personalmente si sente mortificata
nelle sue aspirazioni e socialmente relegata a uno
stato di inferiorità sociale.
2) Chi la considera: la si ritiene una grande sfortuna,
non attribuita a Dio, ma a pure causalità naturali.
d) Come dovremmo sentirla?
1) Chi la porta: la sterilità sessuale è un sacrificale
voluto da Dio per sua positiva immissione accuratamente
programmata, da accettare con devoto silenzioso
amore sacrificale.
2) Chi la considera: è un segno profeticale che chiama
alla scuola di un insegnamento naturale. Ci insegna
quel sacrificale sessuale di libero esercizio e che è
urgente per tutti coloro che non si sono ancora
accoppiati; come pure per coloro che si sono uniti
con un impegno sponsale almeno periodicamente,
con quella continenza che si chiama periodica.

551

Radiografia dell’autorità eccelsiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere. Monopolio
sacramentale. Monopolio sessual-sponsal-coniugale.


 
Piacere sessuale che elimina la vita. Siamo al sesto modo: la vita viene inaridita: è la sterilità. Dopo la prima causa (la
naturale o congenita) eccoci alla seconda: sterilità artificiale
o imposta: praticata ad arte e imposta per scopi precisi.
*) Nel passato: se ne sono affermate due soprattutto, ed
erano legate a due mansioni, in prevalenza affidate alla
persona:
1) La mansione dell’eunuco: il termine viene dal greco:
eu-nucos: custode del letto, della stanza nuziale, del
talamo o harem. Veniva destinato al servizio delle
donne di alto rango, della nobiltà, della reggenza: le
regine. Doveva fungere da angelo tutelatore del talamo
nobiliare, perché nessuno ardisse sessuare con simili
nobildonne coprendole di disonore e di infamia. Poiché
potesse compiere il suo compito spassionatamente
(senza passione sessuale) veniva evirato o sterilizzato.
2) La mansione del canforato. La sonorità vocale del cantore
veniva tutelata e irrobustita mediante la pratica
della sterilità.
**) Pure nel nostro presente la sterilizzazione viene attuata.
Cambia solo lo scopo. Molti sono i governi preoccupati
della sovrapopolazione.
Un popolo geneticamente giovane è più che mai prolifico
e normalmente, pure nella povertà, è amante della ricchezza
uomo. Si pensi alla Cina col suo miliardo e 200 milioni
di abitanti, ai 900 milioni dell’India.
Ai paesi africani e all’America Latina: come il Perù, ad
esempio. La notizia è di fonte ecclesiale: per risolvere il
problema demografico, il governo sta svolgendo il controllo
della natalità con una pianificazione famigliare.
Fissato il numero degli sterilizzandi: sia maschi che femmine,
si punta all’età scolare: dai 13 anni in su.
Nessuno sa niente, l’inganno è perfetto. Si sfruttano le
vaccinazioni, come l’antitetanica.
Invece di 2 dosi, se ne somministrano 5, che hanno come
effetto la sterilità per tutta la vita. Così viene risolto il problema
della sovrapopolazione.
Da noi in Italia il problema non esiste per una soluzione
indotta. La ricchezza si è espansa, il benessere della vita si
è affermato.
L’egoisticità piacerale estende il suo impero, mentre si va
contraendo la sacrificalità natale: sempre meno neonati, e
la crescita tocca il livello zero.
Il benessere ha eliminato da noi il problema demografico,
e forse per sempre. Il giudizio morale sulla pratica della
sterilità artificiale:
a) Sciupare le sorgenti della vita per spremere il solo piacere
è male gravissimo che ci si fa all’amore Paterno.
b) Spegnere le sorgenti della vita è un gravissimo furto
espropriativo di una autentica divina dotazione personale,
che pesa duramente sulle attività di governo.
È questo un sacrificale inimicale di insorgenza statale. È
dunque: un sacrificale inimicale statale.
È il Padre a volere anche questo? Questo avviene per positiva
Paterna volontà sacrificale.
Vuole per accettazione sacrificale. Mentre uno stato si
copre di infamia, il Padre si ammanta di luminosissima
gloria sacrificale e offre a ciascuno la comprensione del
perché delle nefandezze umane, capaci di toglierci qualsiasi
fiducia nella persona stessa.
La persona oggi è incline a non fidarsi più di nessuno.
Disarma il nostro odio sempre pronto a condannare gli
altri per far emergere noi stessi.
Ci infonde pietà e serena accettazione e ci dispone a ripetere
anche in questo caso: Padre, sia fatta pure in questo la
tua volontà sacrificale terrestre.

552

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolio sacramentale.
Monopolio sessual-sponsal-coniugale.

La vita inaridita può avere anche una terza causa: la sterilità
volontaria: sono gli eunuchi di libera scelta: ‘Ci sono
gli eunuchi che si sono resi tali per il Regno dei Cieli’.
Non sono i soli ad entrarvi, anche perché non a tutti è concesso
di appropriarsi di quella Parola. Alla base ci sta una
scelta preferenziale divina.
Tali eunuchi hanno preso forma storica. Sono i religiosi e
le religiose che consacrandosi a Dio si sono impegnati con
i tre voti di Povertà, Castità e Obbedienza. Sono i sacerdoti
cattolici di rito latino.
Nel parlare della castità sacerdotale si sono usate parole e
lodi altisonanti, come l’onore, il vanto, la gloria, la perla
del sacerdozio cattolico.
Parole troppo gonfie e trionfe e tali compaiono al chiarore
di luna presente. In partenza c’è una richiesta esigita dal
Vescovo che consacra uno sacerdote.
È la richiesta della castità sacerdotale (celibato ecclesiastico).
Il giovane che anela alla funzione sacerdotale, per una
vocazione Figliale interiore, si impegna a vivere castamente,
e il suo impegno lo affida pure allo scritto, firmato
dallo stesso consacrando.
Non è possibile sapere se quell’impegno si accompagni a
una scelta preferenziale divina o dipenda solamente dall’accettazione
di quell’abbinamento: sacerdozio e castità.
Lo si vedrà nel corso della vita, nella quale o l’impegno
permarrà o salterà. Permarrà sicuramente in presenza di
una profonda valutazione di quel sacrificale. Infatti il
sacrificale sessuale è preziosissimo e il suo costo è elevatissimo,
per un sesso che non è più sopito come negli anni
lontani, ma dilaga oggi scatenato in ogni luogo e in tutti i
modi. Per questo è fecondissimo proprio nell’attività
sacerdotale e in campo più vasto: quello ecclesiale.
È generosamente salvifico: dono pregiatissimo che Gesù
fa alla sua Chiesa.
Dovrebbe riscuotere la stima di tutta la Chiesa. E una
comunità ecclesiale, nelle sua varie componenti, dovrebbe
sentirsi impegnatissima a difendere e tutelare un dono così
prezioso. Ma non tutti lo fanno.
C’è un ceto, quello femminile, sposato e non, che svolge
un’azione insidiosa e pericolosa assai.
Cos’è che ve la conduce? È indubbio che il volto verginale
di un sacerdote casto, esercita, senza sua volontà, un
fascino fortissimo sul ceto femminile.
Un po’ come il volto delicato, tenero e dolce di un bambino
che affascina, e il coloro che sono dediti al libero sessuare,
fa scatenare quel male gravissimo che è la pedofilia.
Che cosa le fa fare?
a) L’attrazione verginale della curiosità per una figura
che ha dell’arcano e del misterioso. Alla curiosità si
accompagna un forte interesse che sospinge a una
vicinanza ricercata, a una dialogazione intensificata,
e a espressioni di affettuosità progredienti per modi
e intensità. Il tutto per portare avanti una verifica e
un accertamento di eventuali lati deboli, che possano
prestarsi a una azione di sfondamento. Indagini
queste che normalmente vengono condotte dalla
persona singola, raramente integrata in gruppo.
b) Non sappiamo se la spinta e la sfida vengano percepite
anche solo confusamente. Ma la spinta è diabolica:
saggiare la tenuta di Dio in un suo consacrato. Ancor
più diabolica è la sfida. Potenza femminea che sfida la
divina. Estasi femminea che sfida l’estasi divina. La
sconfitta divina dà alla donna l’ebbrezza del sentirsi
una dea. A vittoria conseguita è lei la vincente, che
canta il suo trionfo ai quattro venti, magari per far
cadere in disgrazia dei superiori, per poterlo più facilmente
strappare al suo sacerdozio e convolare con lui.
c) Cosa può ottenere? Tristi vistosi risultati concreti.
Giovani sacerdoti che lasciano. Né giudizio, né condanna,
ma unicamente l’attenzione al sacrificale
Paterno e Figliale, per dire una sola cosa: sia fatta la
vostra volontà sacrificale. Infatti tutto questo avviene
per volontà sacrificale divina.

553

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere: monopolio
sacramentale.
Monopolio sessual-spondal-coniugale.

Scartare, impedire, stroncare, vendere, irridere, inaridire la
vita per il piacere, lo sono, ma non li chiamo peccati, per non
essere deriso dall’uomo di oggi. Gli dobbiamo offrire una
lettura più avvincente, eseguita sui segni che oggi si fanno a
ripetizione continua. Una lettura non più fideata, ma visuata.
Davanti al piacere che elimina la vita insorge una richiesta:
in che rapporto stanno la vita e il piacere: nelle sue varie
forme: alimentare, drogale, sessuale. Quale dei due vale di
più? Questo lo si stabilisce dal confronto. Rapportiamoli:
1) Alla priorità: è la vita che precede, il piacere la segue.
2) Al contenuto: la vita è sostanziale, il piacere è accidentale.
3) Alla durata: la vita è permanente, il piacere è transeunte
(si esaurisce).
4) Alla destinazione: la vita è transitante (passa ad un
altro), il piacere è immanente (si ferma nell’individuo).
Composto il raffronto: la vita è sostanza prima, permanente
e transitante; il piacere è accidente secondo, transeunte
e immanente. Da qui una conclusione assolutamente logica:
la vita in assoluto vale immensamente più del piacere.
Solo che nella persona tale rapporto è invertito: il piacere
vale più della vita, al punto che non si dubita ad eliminare
la vita per il solo piacere. Così il piacere dell’alcool brucia
la vita, perché riesce a farsi valere più della vita. Il piacere
drogale distrugge la vita, perché riesce a farsi valere
più della vita. Il piacere sessuale elimina la vita, perché
riesce a farsi valere più della vita. Cosa c’è nella persona
che opera una tale inversione? Il piacere sensibile sta nei
sensi: l’alimentare nell’apparato digerente. Il drogale nel
sistema nervoso. Il sessuale negli organi genitali. Il piacere
è autonomo o dipendente? Nell’animale è autonomo: fa
tutto da solo e per istinto. Nella persona, no. Il piacere
dipende dall’intelligenza, sempre pronta a prestare il suo
servizio. L’intelligenza è una facoltà dello spirito umanato.
Quindi il piacere dipende dallo spirito umano. Il quale
non è solo, ma abitato inscindibilmente da uno spirito
divino. È lo spirito di amore sacrificale Paterno che ci è
dato da vivere al mio incominciare. Satana me lo ha egoisticizzato
imponendogli la forma dell’istinto. Dunque al
comando c’è l’istintività dell’amore egoisticale. È lui che
gestisce il piacere sensibile. E non è che gli dispiaccia una
simile direzione, dal momento che è tutto piacere: un piacere
divino. È il piacere dell’amore divino. Lo è in sé, ma
non da se stesso, perché la sua tensione è per la comunione.
Comunica col piacere spirituale (quello della mia glorificazione),
ma soprattutto con quello sensibile. È allora
che gode, godendo anche del piacere sensibile. Esercita
una calamitazione fortissima su tutti i piaceri, che pure
hanno sempre una loro limitatezza e finitezza e non riescono
a saziare la sua sete che ha dell’infinito. Per questa
sua insaziabilità, la sua brama si ingigantisce sempre di
più. Mangia e ha fame più di prima. Simbiosi perfetta tra
amore egoisticale e piacere sensibile e spirituale. L’amore
egoisticale ha un suo valore sommo (è divino) e lo passa
tranquillamente al piacere. Per il valore ricevuto dall’amore
egoisticale, il piacere si fa valere più della vita. Infatti
l’amore che dirige tutti i piaceri è divino, mentre la vita
scartata è solamente umana. L’amore egoisticale che
sopravvaluta il piacere e svaluta la vita, esercita sempre
un’azione mortifera: genera la morte.
Mentre il piacere sensibile regolato dall’amore sacrificale
genera e alimenta la vita, il medesimo piacere sensibile
regolato dall’amore egoisticale genera esclusivamente la
morte della vita. Lo fa l’alcool, lo fa la droga, lo fa il sessuare
per il solo piacere. Siamo davanti a un segno profeticale
di stampo Paterno. Il piacere che genera la morte è
lì per dirti che l’amore egoisticale è la morte dell’amore
Paterno. A conclusione: il piacere sensibile di fatto vale
più della vita. È l’amore egoisticale che lo fa valere più
della vita, perché tutto lo informa, lo anima e lo dirige. È
un amore che può generare la morte della vita, perché in
se stesso è fatto di morte viva che genera la morte.

554

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolio sacramentale: monopolio sessual-sponsalconiugale.

La sessuale è autorità vera. Ognuno ne ha il potere. Un potere
sessuale che non agisce da solo, ma permane sotto la direzione
di quell’amore divino Paterno, che Satana ci ha egoisticizzato.
Cosa fa fare alla coppia umana nella sua prima fase:
*) La formativa: la coppia si va formando. È il fidanzamento.
La coppia si forma con incontri periodici. Dagli
incontri attinge la conoscenza reciproca. Gli incontri
devono fornire quelle certezze che l’amore egoisticale
esige per la sua conduzione egoisticale del campo sessuale.
Sviluppa una serie di accertamenti. È l’uomo ad essere
più impegnato in queste ricerche. Vuole accertare:
1) Le conoscenze sessuali della donna: cosa sa la donna del
funzionamento dell’attività sessuale. Qual è la sua abilità
e destrezza in quel campo tanto personale, quanto riservato.
Incontrata una donna che non sappia ancora rendersi
conto delle conoscenze del sessuare con l’uomo, scoppia
forte la tentazione di approfittarne liberamente e sfrenatamente.
Un gesto inqualificabile, vile e vergognoso.
2) Vuole accertare le sue esperienze sessuali: i suoi precedenti,
i sui comportamenti, i suoi eventuali legami, le
sue avventure sessuali, per lanciarsi con sicurezza sulla
via della appropriazione totale.
3) Vuole accertare la sua disponibilità alla ludicità sessuale:
se è disposta ad avviare un gioco divertente assai, se
tutti vi si dedicano appassionatamente. È il gioco sessuale.
Sono i giochi erotici. Parola tecnica: flirtare. Il
gioco sessuale prende forme svariatissime, riducibili a
queste: una serie di complimenti dolciastri ricolti
all’aspetto fisico, più raramente alla dotazione spirituale.
Gli accostamenti carezzevoli, che partono dalla esteriorità
e si inoltrano nell’intimità.
Le aperture possessive miranti alla appropriazione corporea.
Di fronte a eventuali resistenze, il gioco si trasforma in richiesta
comprovante la sussistenza del legame affettivo. Se mi
vuoi bene. La donna, sempre ossessionata dalla paura di essere
lasciata, cede facilmente alle richieste erotiche, convinta
com’è che la stessa insorgenza di un figlio, non può che fare
da nodo che legherà sicuramente l’uomo alla donna. Si ha così
la ragazza madre, che avrà tutto il tempo per assaporare l’amarezza
del suo inganno. Ma oggi questi casi si vanno rarefando
per l’apporto generoso dell’industria farmaceutica, che fa
pronto il preservativo. Con questo si va sicuri che non insorgeranno
fastidiose complicazioni per il libero sessuare. Così si
pensa, ma non lo è affatto; non si può impunemente sfidare
l’ordine naturale delle cose disposto da Dio. L’esperienza del
sessuare liberamente non è la sola esperienza sollecitata dall’amore
egoisticale. A una seconda va sospingendo: l’esperienza
del vivere insieme. Così il libero sessuare risulta più
facile e meno osservato. Inoltre si possono misurare le capacità
egoisticali a convivere in un possibile futuro. Se l’egoistici-
tà riesce bene a fondersi si procede; se invece manifesta la sua
rigidità, allora senza disturbare alcuno si scioglie la convivenza
e si avvia il sessuare con altri. Regista di tutto questo è
l’amore egoisticale, che non fa maturare la coppia, ma la avvia
al macero. Eppure la conoscenza tra fidanzati è di necessità
assoluta. Ma quale conoscenza? La conoscenza della sacrificalità
sessuale, che la si attinge unicamente da un fidanzamento
casto. Incontrarsi, senza prendersi. Guardarsi, senza bramarsi
appieno. Sostare in se stessi, senza estasiarsi dell’altro.
La persona casta fornisce il massimo della certezza possibile.
1) Sa del sesso e sa bene.
2) Non vanta alcuna esperienza sessuale.
3) Non concede alcun gioco erotico.
4) Non teme di essere lasciata
5) Non sogna alcuna convivenza.
Da un fidanzamento casto si hanno garanzie di fedeltà e
fecondità famigliare. Questo non è utopia di sogno irreale. Il
modello l’ha composto lo Pneuma: Maria e Giuseppe fidanzati
casti. Nulla manca allo Pneuma per avviare alla Chiesa di
domani una consolante riproduzione di quel modello sublime.

555

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolio sacramentale.
Monopolio sessual-sponsal-coniugale.

Il potere sessuale che sospinge all’accoppiamento e conduce
allo sponsamento, costituisce l’autorità sponsale,
unica nel suo genere. L’accoppiamento percorre due fasi:
1) La fase formativa: giunta alla sua maturazione, passa
alla seconda fase:
2) La fase celebrativa: si celebra lo sposalizio o matrimonio.
Il verbo ‘celebrare’ lo si usa in tutti i campi, ma soprattutto
nel religioso: celebrare la Messa, celebrare il
Matrimonio. Celebrazione: è l’esaltazione (portare in alto
per offrirlo alla attenzione e all’ammirazione) pubblica e
solenne di una realtà. Celebrare un Matrimonio: è esaltare
quella cosa, che la coppia è pronta a congiungere pubblicamente
e solennemente. Vengono facilmente individuate
nel Matrimonio le sue tre componenti:
1) L’oggetto da esaltare
2) La reciproca sua congiunzione da effettuare
3) La pubblicità e la solennità da assegnare.
Vediamole singolarmente:
*) L’oggetto da esaltare: che cos’è? È il reciproco amore.
Ma quale amore? Ce n’è uno che è presente in tutti.
È quel raggio di amore Paterno, che espropriato si cede da
vivere al sacrificale, a ogni essere umano al suo incominciare.
Satana l’ha bloccato su di noi, facendone amore
egoisticale. Ogni coppia ne è satura.
Sicuramente presente e operante in un matrimonio civile;
ma può essere pacificamente presente e operante pure nel
matrimonio religioso.
Può però sopraggiungere un amore sacrificale nuovo. È
quello del Figlio umanato, che si è fatto irradiabile col suo
sacrificale crociale. Il raggio di amore sacrificale Figliale
viaggia col veicolo della Parola che il fideato ha fatto carica
di verità (Parola Veritata), mentre il visualizzato lo fa
carico di spirito (Parola Spiritata). Ascoltata, creduta, se
ne recepisce il suo carico, del quale ci si fa tanto convinti
da comporre una coscienza sacrificale.
La coscienza sacrificale col suo accumulo diventa un faro
tanto luminoso da abbagliare qualsiasi sentire che dà
l’amore egoisticale raggiunto da diversissimi tocchi e da
sciogliermi la morte trasformandola in vita.
Come chiamare una persona nella quale tutto questo è
avvenuto? La devo chiamare: un cristiano.
Uno che segue Gesù vivendo del suo amore sacrificale. E
quando cristiano non è solo l’uomo, ma pure la donna che
si è accoppiata con lui, allora abbiamo due sposi cristiani,
e il loro matrimonio si qualifica come cristiano.
A che cosa li dispone? A fare quello che fa il Padre in ogni
umana creatura: ama lasciarsi sacrificare.
Ma questa è una novità che non tutti sono pronti a recepire
e a scorgerla in se stessi.
Allora andiamo dal Figlio, che ci ha sensibilmente mostrato
quello che l’amore sacrificale dispone a fare.
Quell’amore gli ha fatto amare il lasciarsi sacrificare. Vi è
arrivato espropriandosi liberamente, per cedersi, per mano
amica, alla sua Chiesa ebraica ladra e assassina, come da
Lui descritta nella parabola dei vignaioli perfidi.
In mano sua si è lasciato trascinare a una distruzione totale,
pubblica e ufficiale.
L’ha guidato la perfetta devozione al Padre suo, che nella
generazione temporale gli si era dato da vivere in forma
personale di Figlio; l’ha sostenuto quello stupendo e
potentissimo amore sacrificale.
Ma chi sono i due sposi che sono pronti a lasciarsi sacrificare?
Sono coloro che hanno vissuto castamente il loro
fidanzamento, sviluppando un sacrificale attivo, tale da
disporre fortemente a vivere il sacrificale passivo: lo sponsale.
Una equazione allora si impone: matrimonio cristiano
è solo matrimonio sacrificale. Diverso è il pagano.

556

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolio sacramentale. Monopolio sessual-sponsalconiugale.

Dalla fase formativa, la coppia passa alla celebrativa. È
esaltazione pubblica e solenne. Di che cosa? Le componenti
della celebrazione:
a) La cosa da esaltare: l’amore benefical-sacrificale.
Con questo amore ci si vuole bene fino a lasciarsi
sacrificare. Alla celebrazione ognuno giunge col suo
carico di amore. Occorre passare alla seconda componente:
b) La congiunzione da effettuare. Perché la congiunzione?
Perché l’amore sacrificale è strettamente personale.
Il possesso personale del raggio divino viene
stabilito da un passaggio di proprietà. Il raggio di
amore, sia Paterno che Figliale, espropriandosi
passa in proprietà della creatura e gli si dà da vivere
al sacrificale. Così il raggio risulta mio, solo mio,
non di altri, e solamente io ne posso vivere. Neppure
lo posso cedere ad altri: incedibile e intransitivo.
Data questa proprietà personale, è necessaria la congiunzione
effettuata da ambedue.
Che azione è quella che congiunge? Con una azione destinativa.
Tutto l’amore benefical-sacrificale che si è
coscienziato, lo si mette a totale disposizione dell’altro,
per sempre: ti amo fino a lasciarmi sacrificare.
Nasce così l’unione matrimoniale che immette in uno
stato di unità.
L’amore beneficale può realizzare l’unità matrimoniale.
Ma per garantire l’indissolubilità, quale Dio l’ha voluta,
occorre assolutamente l’amore sacrificale.
Allora si ha un solo matrimonio, e che non si scioglie mai
più se non con la morte.
La congiunzione indissolubile a chi la si deve attribuire?
Alla coppia o a Dio? Perché Gesù nel Vangelo sembra che
la attribuisca solo a Dio.
Sicuramente la congiunzione è un libero atto umano: ‘Io
prendo te come mia sposa... come mio sposo’. Ma cosa
impiega la coppia per effettuare la sua congiunzione?
Impiega l’amore sacrificale che Dio ha messo a sua disposizione,
dandosi da vivere al sacrificale.
È dunque Dio che congiunge: ‘L’uomo dunque non separi
quello che Dio ha congiunto’. Importante pure sapere
quale forma può assumere la congiunzione matrimoniale.
Esistono due forme di unione: la concezionale e la comunionale
interpersonale.
1) La forma concezionale: è la più perfetta, perché se ne
ha una unione inscindibile. Cosa avviene nella concezione
umana? Avviene che l’elemento maschile si
fonde con quello femminile. Sboccia così un essere
umano in cui i due elementi non si possono più sciogliere.
I due elementi vanno in unità irreversibile: è
l’unità del nuovo essere. Identica cosa avviene nella
concezione divina Paterna.
Al mio incominciare, un raggio divino di amore
Paterno, espropriato mi si è ceduto da vivere al sacrificale,
con una concezione battesimale cresimata inconscia.
Sia che io ne viva sacrificalmente, sia che io ne
viva egoisticamente, l’unità posta in essere si trasferisce
nel fare, per confluire nel diventare.
Diventeremo comunione di vita o comunione di morte
eternali. Quello che il Padre vuole, lo Pneuma lo fa essere.
Anche il Figlio da sempre ambisce a questa unione
concezionale. Ma nei primi 20 secoli di Chiesa cristiana
ha potuto realizzare solamente una unità morale o accidentale,
mediante l’influsso morale effettuato sulla mente
e sull’azione umana. Per il Figlio questa è un’ora tragica.
Quell’unione che ha realizzato con le fede operosa, si va
sgretolando, perché la Chiesa si va sfideando e smoralizzando.
Ma è giunta l’ora, ed è questa, nella quale mediante
il Visuato Paterno, anche il Figlio da esso visualizzato,
potrà avviare con i suoi una unità concezionale.
2) Alla coppia è consentita solo una unità comunionale.
Non è consentita la concezionale. Non si danno sposi
pneumaticamente siamesi. I fratelli siamesi vengono a
formarsi nel grembo materno così congiunti, da non
potersi separare, se non con un delicatissimo intervento
chirurgico. Gli sposi si uniscono sono con una comunione
morale. Reciprocamente si mettono a disposizione
la carica di amore sacrificale coscienziato. Non è
sicuramente somma e non è uguale. Inoltre ognuno
continua a essere insidiato dalla continua emissione di
gas egoisticali presenti e operanti istintivamente. Per
non vedersi ridurre magari all’estremo l’amore accumulato,
occorre provvedere celermente alla sua alimentazione.
I mezzi a disposizione: manducazione del suo
sacrificale crociale (corpo dissanguato). La digestione
della Parola spiritata al sacrificale. La Medicazione
volta a guidare alla applicazione pratica del sacrificale.
Senza l’uso di mezzi efficaci lo stesso matrimonio cristiano
partito bene finisce male, come il matrimonio
pagano che male inizia, peggio si conchiude.